Panico

“Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato”
F.Pessoa

Che cos’è, come si manifesta
Gli attacchi di panico sono manifestazioni d’ansia estremamente intense, brevi e transitorie, che avvengono in un periodo di tempo ben delimitato e preciso. Si tratta generalmente di episodi imprevedibili ed inarrestabili dove l’ansia è talmente intensa da lasciare l’individuo, una volta concluso l’attacco, in una condizione di assoluto sfinimento. Le sensazioni provate durante il primo attacco di panico sono così spiacevoli da indurre in chi le ha vissute il timore di riprovarle, per cui si sviluppa una “paura della paura”. La persona può cercare, quindi, di mettere in atto comportamenti volti a prevenire il verificarsi di altri attacchi di panico: eviterà i contesti e le circostanze in cui pensa che potrebbero manifestarsi e in cui sarebbe difficile allontanarsi o cercare aiuto, come luoghi pubblici, mezzi di trasporto, luoghi lontani da casa. Un’altra strategia frequentemente messa in atto è quella di farsi accompagnare sempre da un’altra persona quando ci si allontana da casa, il che comporta a lungo andare una riduzione dell’autonomia personale e sentimenti di dipendenza e frustrazione.

Sintomi (da DSM) ed effetti del disturbo
Secondo il DSM-IV-TR (2001), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, per diagnosticare un attacco di panico è necessario un periodo preciso di paura o di disagio intensi durante il quale vi è la presenza di alcuni dei seguenti sintomi somatici e cognitivi che si sviluppano improvvisamente e raggiungono il picco nell’arco di 10 minuti:
- palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
- sudorazione
- tremori fini o a grandi scosse
- dispnea o sensazione di soffocamento
- sensazione di asfissia
- dolore o fastidio al petto
- nausea o disturbi addominali
- sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
- derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere staccati da se stessi)
- paura di perdere il controllo o di impazzire
- paura di morire
- parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
- brividi o vampate di calore

Quali sono le cause?
In base agli studi empirici finora realizzati, i fattori di rischio per l’insorgenza del disturbo di panico risultano essere:
¬- situazioni di stress fisico come l’insorgenza di una malattia, la mancanza di sonno, un periodo di eccessivo lavoro, l’uso di sostanze stupefacenti;
- situazioni di stress psicologo come stress lavorativo, problemi finanziari, cambi di ruolo, conflitti interpersonali, malattie di familiari, lutti;
- iperventilazione, che consiste in una respirazione più rapida e profonda rispetto al fabbisogno d’ossigeno dell’organismo in un determinato momento;
- predisposizione familiare, per cui nel contesto familiare si apprende a rispondere con l’ansia a determinati stimoli;
- caratteristiche di personalità consistenti essenzialmente in una sensibilità agli stimoli ansiogeni.

Quanto è comune il disturbo?
Il disturbo di panico è una patologia piuttosto diffusa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne soffre tra l’1,5% e il 3,5% della popolazione mondiale, soprattutto donne.

Quali rischi, complicazioni e ripercussioni nelle relazioni interpersonali?
L’attuazione da parte di chi soffre di questo disturbo di comportamenti protettivi e di evitamento riduce l’autonomia personale e di conseguenza danneggia, a breve termine, la qualità della vita della persona interessata e dei suoi congiunti e, a lungo termine, il senso di efficacia e la stima di sé.
Il disturbo di panico può così avere ripercussioni sulla vita della persona che ne soffre. A livello lavorativo ci può essere la rinuncia ad un lavoro per le difficoltà di spostamento, nell’ambito familiare si possono creare tensioni interpersonali causate dalle frequenti richieste di essere accompagnati o rassicurati, e in quello sociale si può assistere alla riduzione delle relazioni a causa della difficoltà a frequentare luoghi pubblici.
Inoltre, la riduzione del senso di efficacia personale e dell’autostima, a lungo andare, possono produrre una depressione secondaria.
Altra frequente conseguenza del disturbo di panico è l’abuso di sostanze stupefacenti, in particolare l’alcool, a cui la persona può ricorrere come tentativo disperato di gestire il disturbo stesso o la depressione che ad esso può seguire.

Quando chiedere aiuto?
Un primo attacco di panico è una risposta fisiologica e di per sé non è patologico e preoccupante. E’ invece utile rivolgersi ad uno psicologo quando sopraggiunge la paura che questo si possa ripresentare, “la paura della paura”, per cui, per evitarlo, la libertà di scelta di una persona è pesantemente condizionata e limitata.

Quale terapia?
I trattamenti per la cura del disturbo di panico riconosciuti come più efficaci sono la psicoterapia e la farmacoterapia. Per quanto riguarda la psicoterapia le terapie evidence based (basate sull’evidenza scientifica) e che prevedono specifici protocolli di trattamento sono la terapia Terapia Cognitivo-Comportamentale (Barlow et al., 1989; Klosko et al., 1990; Craske 2005; Hoffman 2008), l’EMDR (Goldstein e Feske 1994; Nadler 1996; Fernandez, I. e Faretta, E. 2007; Faretta, E. 2012) e la Terapia Sistemico-Relazionale (Byrne M. e al. 2004).
Spesso, quando il disagio è elevato è utile considerare il ricorso ai farmaci che, avendo l’effetto di abbassare i livelli di sofferenza soggettiva e d’ansia di chi ha un disturbo di panico, creano le condizioni favorevoli per un intervento psicoterapeutico efficace. La terapia farmacologia deve essere prescritta da un medico.
In linea generale, la costruzione del piano terapeutico e l’intervento su questo tipo di disturbo, avviene, secondo l’approccio PIIEC, integrando metodi psicoterapeutici e tecniche tra loro compatibili ed evidence based, ottenendo così migliori risultati in termini di efficacia.
Già nel 1996 Kirsch ha presentato un quadro analitico dimostrando empiricamente che per esempio un trattamento particolare, combinato con l’ipnosi è clinicamente più significativo ed efficace.

Come prevenirlo?
Non esiste un modo sicuro per prevenire gli attacchi o i disturbi di panico, tuttavia ricevere quanto prima un trattamento può impedire un peggioramento del disturbo.
E’ importante che chi soffre di questo disturbo impari ad investire le proprie energie in modo equilibrato ed a riconoscere le proprie emozioni e sensazioni fisiche. Può anche essere utile l’utilizzo di tecniche di rilassamento e di gestione dello stress, praticare esercizio fisico, coltivare relazioni sociali e dedicarsi ad attività che appassionano e piacciono, il tutto finalizzato a conquistare un reale stato di benessere psico-fisico.