Cos’è la psicoterapia

La psicoterapia è una pratica terapeutica, ad opera di uno psicoterapeuta, che si occupa della cura di disturbipsicopatologici della psiche umana di natura ed entità diversa, che vanno dal modesto disadattamento o disagio personale fino alla sintomatologia grave, e che possono manifestarsi in sintomi nevrotici oppure psicotici tali da nuocere al benessere di una persona fino ad ostacolarne lo sviluppo, causando fattiva disabilità nella vita dell’individuo.

Etimologicamente la parola Psicoterapia – “cura dell’anima” – riconduce alle terapie della psiche realizzate con strumenti psicologici, quali il colloquio, la relazione, l’analisi interiore, nella finalità del cambiamento consapevole dei processi psicologici dai quali dipende il malessere o lo stile di vita inadeguato, e connotati spesso da sintomi come ansia, depressione, fobie, ecc.

Esistono numerose definizioni di psicoterapia pertinenti a teorie della mente e modelli d’intervento diversi, spesso su basi epistemologiche differenti.

Professionalmente, in Italia la psicoterapia è una specializzazione sanitaria riservata a Medici e Psicologi iscritti ai rispettivi Ordini professionali, e si consegue mediante un percorso formativo presso scuole di specializzazione universitarie post-lauream, oppure in scuole di specializzazione private. Queste ultime devono essere formalmente riconosciute e autorizzate da un’apposita Commissione del MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca).

 

Domande che ci vengono poste di frequente (Frequently Asked Questions, F.A.Q.).

Domanda Che differenza c’è tra lo psicologo, lo psichiatra e lo psicoterapeuta?
Risposta Lo psicologo è un professionista che ha conseguito la laurea quinquennale in psicologia. In ambito clinico può svolgere attività di consulenza e di supporto, solo dopo aver praticato un tirocinio annuale post laurea, aver superato l’Esame di Stato ed essersi iscritto all’Albo regionale degli Psicologi. Con l’iscrizione all’Albo lo psicologo diventa un libero professionista soggetto a regolamenti che riguardano: la condotta, la deontologia professionale e la tutela della privacy del paziente. Fondamentali sono i continui aggiornamenti, master e specializzazioni che accompagnano la vita professionale dello psicologo.Può collaborare con lo psichiatra, qualora il paziente assuma psicofarmaci.
Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria, quindi tra le sue competenze rientra anche la prescrizione di psicofarmaci. Viceversa lo psicologo non è medico, pertanto non può prescrivere farmaci.
Lo psicoterapeuta è un professionista con una formazione più approfondita e specialistica dello psicologo in quanto dopo il conseguimento della laurea in psicologia ha frequentato quattro anni successivi di scuola di specializzazione in psicoterapia. E’ iscritto, sempre nell’ambito dell’Ordine degli Psicologi, anche all’elenco degli psicoterapeuti di una determinata Regione italiana.
Trattamenti psicofarmacologici e psicoterapia non si autoescludono: in determinati e specifici casi un intervento che comprenda entrambi può essere (almeno in una prima fase) l’intervento più appropriato.
Domanda Quando è opportuno rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta?
Risposta Ogni persona è portata ad affrontare problemi e momenti di crisi da sola o con le persone affettivamente vicine, chiedendo un consiglio ad amici o attendere che il tempo aiuti a risolvere ogni cosa. Talvolta però non riusciamo a capire quale decisione prendere, non ci convincono i consigli e non sono sufficienti le strategie che mettiamo in atto per superare un disturbo. In questi momenti è probabile che ci mettiamo in discussione e pensiamo alla possibilità di rivolgerci ad un professionista psicologo o psicoterapeuta per superare quell’impasse.
Solitamente è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta professionista quando uno o più sintomi, o una situazione interferiscono e causano un disagio significativo nell’ambito relazionale, personale, lavorativo o scolastico.
E’ consigliabile non rimandare troppo nel tempo la decisione di chiedere una consulenza o di intraprendere un percorso terapeutico in uno stato di importante sofferenza. Spesso, infatti, si rinuncia a chiedere aiuto per timore di apparire deboli, per timore del giudizio altrui, per una falsa credenza che chi va dallo psicologo è “matto”.
In realtà chiedere aiuto non è una debolezza o un fallimento ma un punto di forza. La persona che si reca dallo psicoterapeuta è una persona consapevole di un problema che cerca la soluzione più adeguata, chiedendo aiuto ad un esperto, per poterlo risolvere. Prima lo fa, prima può raggiungere una condizione di benessere. Il terapeuta infatti può aiutare la persona a riorganizzare le proprie risorse in modo più funzionale, a gestire situazioni di crisi e di conflitto, a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.
Domanda Avrò scelto il terapeuta giusto?
Risposta Le reazioni emotive e le sensazioni che si provano nei primi incontri con il terapeuta, a cui ci si rivolge, sono un requisito importante per poter pensare se proseguire con lui/lei. La psicoterapia è una cura che si basa sulla parola e avviene attraverso la relazione tra lo psicoterapeuta e il paziente; la fiducia (tecnicamente alleanza terapeutica) si costruisce nel tempo, ma nei primi colloqui possiamo già osservare se ci siamo sentiti a nostro agio ed è utile parlare con il terapeuta delle nostre aspettative, fantasie e impressioni del primo incontro. Questo ci aiuterà a capire se è il terapeuta che fa per noi.
Domanda “Ma io pensavo che lei mi avrebbe detto cosa fare…pensavo avesse delle soluzioni e delle risposte…che mi dicesse cosa è giusto e sbagliato…invece…”
Risposta Occorre subito sfatare le false illusioni che lo psicologo /psicoterapeuta sia una sorta di “guru” che conosce la verità assoluta o un giudice che emette la sentenza di chi ha ragione e chi ha torto e cosa c’è di giusto e sbagliato. La posizione passiva, nota nella relazione medico paziente non appartiene alla relazione terapeutica. Il terapeuta è un professionista che non si sostituisce a chi si rivolge a lui, non trova le soluzioni al posto del paziente.
Domanda Quanto dura una psicoterapia?
Risposta La durata di una psicoterapia non è quantificabile a priori, essa dipende da differenti variabili (complessità del disturbo, motivazione, frequenza delle sedute, obiettivi da raggiungere, orientamento del terapeuta, alleanza terapeutica, età del paziente, ect…) il cui peso non si può stabilire in modo assoluto. Tuttavia è una domanda frequente che incontra la perplessità nel paziente di fronte alla risposta di non prevedibilità della durata del percorso terapeutico.
Spesso si riscontra che la terapia si conclude, da parte del paziente, con la scomparsa dei sintomi. La chiusura prematura di una psicoterapia può comportare la ricomparsa dei sintomi nella stessa forma o in forme diverse, soprattutto se non c’è stato il tempo necessario per fare un lavoro significativo sulle ragioni che stanno alla base del sintomo.
Domanda Con che frequenza si fa la psicoterapia?
Risposta La frequenza più comune è quella di una seduta settimanale che consente di mantenere una buona continuità lavorativa. Terapie con frequenza minore hanno una valenza esclusivamente supportiva.
Domanda Cosa accade nei primi colloqui di consulenza?
Risposta Lo psicoterapeuta ascolta la richiesta di aiuto portata dal paziente (consulenza individuale) o dalla coppia (consulenza di coppia). Lo strumento che viene utilizzato per la consulenza è il colloquio clinico (alcuni terapeuti si avvalgono dell’ausilio di test). In questo contesto il terapeuta attraverso la raccolta dei dati si orienta verso una o più ipotesi diagnostiche e restituisce al paziente se necessita di una psicoterapia (di tipo supportivo o espressivo), se è opportuna una terapia farmacologica (in tal caso si chiede un consulto psichiatrico) o una serie di colloqui, in un periodo limitato nel tempo.
Domanda La psicoterapia causa dipendenza?
Risposta Una tra le preoccupazioni più diffuse è quella di credere che la psicoterapia causa dipendenza. In realtà uno degli obiettivi della psicoterapia è quello di non assecondare la dipendenza del paziente (richieste di consigli o di direttive), ad eccezione di alcuni casi in cui occorrono interventi psicoeducativi e supportivi, ma di aiutarlo a “trovare la sua strada”, ad acquisire degli strumenti di conoscenza di sé che gli consentano di proseguire nel suo cammino in modo autonomo.
Domanda Cosa fa dunque uno psicoterapeuta?
Risposta Il terapeuta, ponendosi in una posizione di ascolto attivo, con la sua preparazione e formazione aiuta il paziente a chiarire meglio a se stesso cosa lo fa soffrire, cosa prova, cosa lo pone in uno stato di conflitto interiore, cosa desidera e cosa si oppone al raggiungimento dei suoi bisogni e al superamento dei sintomi. Attraverso questo lavoro il paziente aumenterà gradualmente la consapevolezza del suo disagio e sarà successivamente in grado di fare le proprie scelte più serenamente.

 

ØChe differenza c’è tra lo psicologo, lo psichiatra e lo psicoterapeuta?

Lo psicologo è un professionista che ha conseguito la laurea quinquennale in psicologia. In ambito clinico può svolgere attività di consulenza e di supporto, solo dopo aver praticato un tirocinio annuale post laurea, aver superato l’Esame di Stato ed essersi iscritto all’Albo regionale degli Psicologi. Con l’iscrizione all’Albo lo psicologo diventa un libero professionista soggetto a regolamenti che riguardano: la condotta, la deontologia professionale e la tutela della privacy del paziente. Fondamentali sono i continui aggiornamenti, master e specializzazioni che accompagnano la vita professionale dello psicologo.Può collaborare con lo psichiatra, qualora il paziente assuma psicofarmaci.

Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria, quindi tra le sue competenze rientra anche la prescrizione di psicofarmaci. Viceversa lo psicologo non è medico, pertanto non può prescrivere farmaci.

Lo psicoterapeuta è un professionista con una formazione più approfondita e specialistica dello psicologo in quanto dopo il conseguimento della laurea in psicologia ha frequentato quattro anni successivi di scuola di specializzazione in psicoterapia.E’ iscritto, sempre nell’ambito dell’Ordine degli Psicologi, anche all’elenco degli psicoterapeuti di una determinata Regione italiana.

Trattamenti psicofarmacologici e psicoterapia non si autoescludono: in determinati e specifici casi un intervento che comprenda entrambi può essere (almeno in una prima fase) l’intervento più appropriato.

ØQuando è opportuno rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta?

Ogni persona è portata ad affrontareproblemi e momenti di crisi da sola o con le persone affettivamente vicine, chiedendo un consiglio ad amici o attendere che il tempo aiuti a risolvere ogni cosa. Talvolta però non riusciamo a capire quale decisione prendere, non ci convincono i consigli e non sono sufficienti le strategie che mettiamo in atto per superare un disturbo. In questi momenti è probabile che ci mettiamo in discussione e pensiamo alla possibilità di rivolgerci ad un professionista psicologo o psicoterapeuta per superare quell’impasse.

Solitamente è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta professionista quando uno o più sintomi, o una situazione interferiscono e causano un disagio significativo nell’ambito relazionale, personale, lavorativo o scolastico.

E’ consigliabile non rimandare troppo nel tempo la decisione di chiedere una consulenza o di intraprendere un percorso terapeutico in uno stato di importante sofferenza. Spesso, infatti, si rinuncia a chiedere aiuto per timore di apparire deboli, per timore del giudizio altrui, per una falsa credenza che chi va dallo psicologo è “matto”.

In realtà chiedere aiuto non è una debolezza o un fallimento ma un punto di forza. La persona che si reca dallo psicoterapeuta è una persona consapevole di un problema che cerca la soluzione più adeguata, chiedendo aiuto ad un esperto, per poterlo risolvere. Prima lo fa, prima può raggiungere una condizione di benessere. Il terapeuta infatti può aiutare la persona a riorganizzare le proprie risorse in modo più funzionale, a gestire situazioni di crisi e di conflitto, a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.

ØAvrò scelto il terapeuta giusto?

Le reazioni emotive e le sensazioni che si provano nei primi incontri con il terapeuta, a cui ci si rivolge, sono un requisito importante per poter pensare se proseguire con lui/lei. La psicoterapia è una cura che si basa sulla parola e avviene attraverso la relazione tra lo psicoterapeuta e il paziente; la fiducia (tecnicamente alleanza terapeutica) si costruisce nel tempo, ma nei primi colloqui possiamo già osservare se ci siamo sentiti a nostro agio ed è utile parlare con il terapeuta delle nostre aspettative, fantasie e impressioni del primo incontro. Questo ci aiuterà a capire se è il terapeuta che fa per noi.

Ø“Ma io pensavo che lei mi avrebbe detto cosa fare…pensavo avesse delle

soluzioni e delle risposte…che mi dicesse cosa è giusto e sbagliato…invece…”

Occorre subito sfatare le false illusioni che lo psicologo /psicoterapeuta sia una sorta di “guru” che conosce la verità assoluta o un giudice che emette la sentenza di chi ha ragione e chi ha torto e cosa c’è di giusto e sbagliato. La posizione passiva, nota nella relazione medico paziente non appartiene alla relazione terapeutica. Il terapeuta è un professionista che non si sostituisce a chi si rivolge a lui, non trova le soluzioni al posto del paziente.

ØQuanto dura una psicoterapia?

La durata di una psicoterapia non è quantificabile a priori, essa dipende da differenti variabili (complessità del disturbo, motivazione, frequenza delle sedute, obiettivi da raggiungere, orientamento del terapeuta, alleanza terapeutica, età del paziente, ect…) il cui peso non si può stabilire in modo assoluto. Tuttavia è una domanda frequente che incontra la perplessità nel paziente di fronte alla risposta di non prevedibilità della durata del percorso terapeutico.

Spesso si riscontra che la terapia si conclude, da parte del paziente, con la scomparsa dei sintomi. La chiusura prematura di una psicoterapia può comportare la ricomparsa dei sintomi nella stessa forma o in forme diverse, soprattutto se non c’è stato il tempo necessario per fare un lavoro significativo sulle ragioni che stanno alla base del sintomo.

ØCon che frequenza si fa la psicoterapia?

La frequenza più comune è quella di una seduta settimanale. La frequenza delle sedute non dipende dalla gravità dei sintomi, anzi, quanto più un paziente è grave tanto più è consigliabile vederlo con una minore frequenza. La seduta settimanale consente di mantenere una buona continuità lavorativa. Terapie con frequenza minore hanno una valenza esclusivamente supportiva.

ØCosa accade nei primi colloqui di consulenza?

Lo psicoterapeuta ascolta la richiesta di aiuto portata dal paziente (consulenza individuale) o dalla coppia (consulenza di coppia). Lo strumento che viene utilizzato per la consulenza è il colloquio clinico (alcuni terapeuti si avvalgono dell’ausilio di test). In questo contesto il terapeuta attraverso la raccolta dei dati si orienta verso una o più ipotesi diagnostiche e restituisce al paziente se necessitadi una psicoterapia (di tipo supportivo o espressivo), se è opportuna una terapia farmacologica (in tal caso si chiede un consulto psichiatrico) o una serie di colloqui, in un periodo limitato nel tempo.

ØLa psicoterapia causa dipendenza?

Una tra le preoccupazioni più diffuse è quella di credere che la psicoterapia causa dipendenza. In realtà uno degli obiettivi della psicoterapiaè quello di non assecondare la dipendenza del paziente (richieste di consigli o di direttive), ad eccezione di alcuni casi in cui occorrono interventi psicoeducativi e supportivi, ma di aiutarlo a “trovare la sua strada”, ad acquisire degli strumenti di conoscenza di sé che gli consentano di proseguire nel suo cammino in modo autonomo.

ØCosa fa dunque uno psicoterapeuta?

Il terapeuta, ponendosi in una posizione di ascolto attivo, con la sua preparazione e formazione aiuta il paziente a chiarire meglio a se stesso cosa lo fa soffrire, cosa prova, cosa lo pone in uno stato di conflitto interiore, cosa desidera e cosa si oppone al raggiungimento dei suoi bisogni e al superamento dei sintomi. Attraverso questo lavoro il paziente aumenterà gradualmente la consapevolezza del suo disagio e sarà successivamente in grado di fare le proprie scelte più serenamente.