Psicoterapia secondo il modello EMDR

L’EMDR – acronimo per Eye Movement Desensitization and Reprocessing – è una delle maggiori novità apparse nel panorama scientifico della psicoterapia negli ultimi venti anni.
Nato come una tecnica innovativa, l’EMDR è un approccio complesso ma ben strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici aumentandone l’efficacia.
Considera tutti gli aspetti di un’esperienza stressante o traumatica: cognitivi, emotivi, comportamentali e neurofisiologici.
Con questa metodologia si utilizzano i movimenti oculari e/o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione e sintonizzazione tra gli emisferi cerebrali.
Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.

L’EMDR è un metodo psicoterapeutico finalizzato a risolvere i traumi “T” (grandi Traumi) o “t” (piccoli traumi o forti stati di stress) correlati a diversi disturbi, sintomi e problematiche, quali ad es, stress, ansia, sintomi depressivi, disturbo post traumatico da stress (PTSD), disturbi psicosomatici, disturbi dissociativi e ad implementare e potenziare le risorse personali, contribuendo positivamente al funzionamento della salute mentale.

Metodo conosciuto anche come AIP (Processo di Elaborazione Adattiva dell’Informazione) è usato fondamentalmente per accedere, elaborare e portare ad una risoluzione adattativa i ricordi di esperienze traumatiche alla base di disturbi attuali del paziente sottoforma di informazione immagazzinata in modo non funzionale.
Il processo adattivo delle informazioni (AIP) rappresenta la struttura dell’approccio EMDR ed evidenzia come tutte le persone siano dotate fisiologicamente di un sistema di rielaborazione delle informazioni simile agli altri sistemi del corpo, come quello circolatorio o digestivo.
Questo sistema registra e archivia ricordi, esperienze in modo accessibile e connesso ai relativi pensieri, immagini, emozioni e sensazioni.
Eventi negativi o molto traumatici possono impedire la rielaborazione delle informazioni adattive.
Nonostante il cervello sia dotato di un sistema innato di elaborazione dell’informazione, secondo questo modello l’elaborazione a volte non avviene come dovrebbe in seguito ad alcune esperienze traumatiche vissute e l’informazione rimarrebbe racchiusa in una rete neurale con le stesse emozioni, convinzioni, sensazioni fisiche che esistevano al momento dell’esperienza originale.

L’esperienza in questi casi non viene registrata nella memoria in modo integrato e funzionale e il relativo materiale immagazzinato in modo disfunzionale viene pertanto sollecitato dai vari stimoli dell’esperienza presente.
Questo fattore è alla base di pensieri intrusivi, flashback e di tutte le risposte a stimoli condizionati.

In sintesi, l’EMDR tratta i traumi sottostanti i sintomi processando i componenti delle memorie negative e associandoli a comportamenti, emozioni e informazioni più adattivi.

Al termine di una seduta completa di EMDR il paziente è quindi in grado di pensare all’evento traumatico senza alcun disagio emotivo, facendo una valutazione positiva su di sé come persona e senza alcun disturbo a livello corporeo.

L’intuizione dell’EMDR venne sviluppata nel 1987 da Francine Shapiro e successivamente introdotta nel 1989 attraverso la sistematizzazione del metodo.

Le ipotesi di ricerca ad oggi mostrano che:
- l’applicazione di questo metodo permetterebbe al paziente l’esposizione graduale al materiale traumatico;
- i movimenti oculari potrebbero indurre cambiamenti sinaptici direttamente connessi all’elaborazione dei ricordi con effetti sulla memoria assimilabili a quelli che si verificano durante le fasi REM del sonno;
- i movimenti oculari indurrebbero una risposta di rilassamento per mezzo della formazione reticolare la cui attivazione inibirebbe il Sistema Nervoso Simpatico, favorendo la desensibilizzazione della risposta ansiosa
- l’EMDR condurrebbe verso una risincronizzazione dei due emisferi, una riduzione della vividezza delle immagini legate al ricordo traumatico, dei pensieri relativi ad esso, dell’emozione collegata, un incremento della flessibilità cognitiva, oltre a vari cambiamenti fisiologici come il rallentamento del battito cardiaco, una normalizzazione dei livelli ematici di cortisolo, notoriamente alterati nel PTSD.

Nello specifico, in una recente valutazione (Giugno 2002) dell’American Psychological Association viene affermato che sembrano esserci sufficienti dati per considerare l’EMDR un trattamento efficace del PTSD in popolazioni civili. Nonostante non ci siano ricerche sufficienti per trarre delle conclusioni sull’efficacia relativa dell’EMDR e altri trattamenti per il PTSD (Cognitivo-comportamentale, esposizione, ecc.), i dati rilevati suggeriscono che l’EMDR può essere più efficace (meno sedute richieste) e più tollerabile (meno drop out) di altri trattamenti.

Nel 2013 il Servizio Sanitario degli Stati Uniti, ha riconosciuto e segnalato l’EMDR come metodo psicoterapeutico efficace non solo per i disturbi legati ad eventi traumatici, ma anche per la salute mentale globale.

La pratica dell’EMDR
Il trattamento con l’EMDR avviene seguendo un protocollo attraverso cui vengono identificati i target da rielaborare (episodi che pur essendo del passato, si “sentono” come se ancora si fosse a quel tempo) alla base del disagio che viene presentato.
Il processo adattivo delle informazioni avviene attraverso il passato, presente e futuro. Vengono quindi rielaborate le esperienze del passato alla base dei disagi clinici; i triggers delle situazioni emotivamente disfunzionali del presente, i comportamenti, le sensazioni; le esperienze positive che sono necessari per migliorare i comportamenti adattivi futuri e la salute mentale.
Durante l’EMDR, il terapeuta effettua con cliente, esercizi di stimolazione bilaterale attraverso movimenti oculari, suoni, o tamburellamenti mentre il cliente si focalizza sul target relativo all’esperienza disturbante e poi sugli altri pensieri negativi correlati, associazioni e sensazioni corporee.
Attraverso il processo di informazione adattiva, gli esercizi di attenzione bilaterale sollecitano la memoria del trauma e facilitano l’eliminazione di credenze negative, emozioni e sintomi somatici associati alle memorie collegandole ad informazioni più adattive registrate nelle reti di memoria.
Richiamare il trauma elicita credenze negative, emozioni, o sintomi somatici e, attraverso la stimolazione, la memoria shifta simultaneamente a un set più adattivo di credenze, emozioni, risposte somatiche ed è registrata nuovamente, rimpiazzando la memoria disfunzionale del trauma.

Il numero delle sessioni di EMDR è variabile e ciò dipende dal/i tipi di trauma/i che si presentano.
Il numero delle sessioni che richiede di riprocessare le memorie traumatiche è minimo per i pazienti con un trauma singolo di PTSD, mentre sono richieste più sessioni per i pazienti con traumi multipli, come i veterani della guerra.
Il trattamento include la storia anamnestica, la preparazione, una serie di sessioni di rielaborazione, desensibilizzazione, installazione in cui avviene l’integrazione completa di un’autovalutazione positiva con l’informazione target, la scansione corporea e una successiva rivalutazione per confermare che il processo di informazione adattiva è consolidata.

IL PROTOCOLLO EMDR
L’EMDR utilizza il protocollo passato-presente-futuro che si sviluppa nel corso di 8 fasi per riprocessare fisiologicamente i target nelle reti di memoria.
Le prime fasi, come la storia e la fase preparatoria al trattamento EMDR, si effettuano solo all’inizio del corso del trattamento, ma possono essere rivisitate se necessario per confermare o esplorare ulteriori questioni presentate dal paziente.
L’assessment, la desensibilizzazione, l’installazione, la scansione corporea, le fasi di chiusura e rivalutazione hanno luogo durante ogni sessione di stimolazione bilaterale.
La rivalutazione (fase 8) avviene regolarmente per valutare l’impatto delle precedenti sessioni e procede verso gli obiettivi del trattamento complessivo.

In aggiunta alla stimolazione bilaterale (movimenti oculari, tamburellamenti e suoni) il trattamento EMDR può includere l’insegnamento di tecniche e strumenti di coping.

La terapia EMDR può quindi integrare elementi derivanti dagli altri approcci clinici compatibili con la rielaborazione delle informazioni adattive nelle reti di memoria e si distingue per gli effetti fisiologici derivanti dai ricordi memorizzati.

Quando termina la terapia? Attraverso una rivalutazione del lavoro clinico che comprende i rapporti del cliente relativi ad eventi nella vita reale. La decisione di concludere la terapia avviene quindi dopo una rivalutazione che comprenda un ampio follow up.

INDICAZIONI PRATICHE
Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un’esperienza traumatica?
1. Avere una persona con cui parlare dei propri pensieri e sentimenti. E’ importante considerare il fatto di aver bisogno dell’aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.
2. Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perchè ci si stanca facilmente.
3. Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.
4. Concedersi il tempo necessario per riacquistare le proprie forze
Quando si vive uno stato traumatico, le reazioni durante e dopo l’incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:
• Senso di irrealtà – Si ha la sensazione di essere in un film. Le scene si svolgono come al rallentatore, i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli presenti nella situazione, cercando vie d’uscita o altre soluzioni. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto ad una campana di vetro o in un incubo.
• Reazioni fisiche – E’ normale avere la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da soli, bisogno di vicinanza, di supporto e aiuto.

Alcune reazioni successive all’evento:
• Pensieri intrusivi – Si presentano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di ciò che è successo. Compaiono soprattutto nei momenti di rilassamento, per es. prima di dormire unitamente ad un senso di disagio.
• Problemi di sonno – In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno incubi o sogni ricorrenti dell’evento.
• Associazione con altri stimoli – È comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l’evento in modo involontario. Questo avviene perchè l’evento viene associato ad altri fattori che provocano malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all’evento traumatico, non generebbe alcun disagio.
• Difficoltà di concentrazione – Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.
• Reazioni fisiche – Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.
• Disperazione – È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.
• Colpa – Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è la tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi…”
• Vulnerabilità – Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, soprattutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte causa incomprensioni con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà .
• Il significato della vita – Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire l’evento. In alcuni casi i pensieri sulla causa dell’evento e sulla vicinanza della morte e della vita sono molto comuni. Il senso della propria invulnerabilità scompare. Tutto è incerto, soprattutto se e quando può accadere nuovamente.
La durata di queste reazioni è diversa per ogni persona. Per alcuni la situazione si normalizza dopo poche settimane, per altri è necessario più tempo. Se le reazioni sono troppo intense e durano per molto tempo è necessario il supporto di uno psicoterapeuta specializzato nel trattamento dei disturbi post traumatici.

Riassumendo, quando è utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta che lavori con il metodo EMDR?
• Per rielaborare:
- Piccoli/grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo
- Eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni (lutto, malattia cronica, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti)
- Eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenza)
• Per sviluppare e rafforzare le risorse al fine di migliorare le performance in vari ambiti quali ad esempio scolastico, sportivo, artistico, lavorativo
• Per ottenere infine un equilibrio interiore che consenta di raggiungere e mantenere lo stato di ben essere