Disturbo Ossessivo-Compulsivo

La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.
Albert Einstein

Che cos’è, come si manifesta
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (conosciuto anche come DOC), è un disturbo d’ansia caratterizzato dal sentire la propria mente invasa da idee o pensieri incontrollabili (ossessioni) oppure dal sentirsi forzati a ripetere in continuazione determinate azioni (compulsioni). Da tutto ciò ne consegue intensa ansia e disagio oltre ad una interferenza nello svolgimento delle attività quotidiane.
Le ossessioni e le compulsioni possono essere di natura molto varia per cui si possono individuare sotto-categorie del disturbo:
- Disturbo ossessivo-compulsivo da contagi e contaminazione: chi ne soffre è tormentato dall’insistente preoccupazione di potersi sporcare o contaminare entrando in contatto con sostanze di vario tipo, con persone di categorie particolari (es. il tossicodipendente, l’anziano o il barbone) o entità metafisiche (es. il male, il diavolo, le negatività),.
- Disturbo ossessivo-compulsivo da controllo: caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni che implicano controlli prolungati allo scopo di prevenire gravi incidenti o catastrofi o di assicurarsi che non siano avvenute.
- Disturbo ossessivo-compulsivo di tipo superstizioso: chi ne soffre pensa che compiere o meno determinati gesti, pronunciare certi numeri, compiere certe azioni un certo numero di volte, vedere certi colori o certe cose (es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari), determini l’esito degli eventi.
- Disturbo ossessivo-compulsivo da ordine e simmetria: caratterizzato da una intolleranza assoluta a che gli oggetti siano posti in modo disordinato o asimmetrico, perché ciò suscita nella persona la sgradevole sensazione “che c’è qualcosa che non va”.
- Disturbo ossessivo-compulsivo da accumulo/accaparramento: caratterizzato dall’impulso ad accumulare oggetti insignificanti ed inservibili (riviste, giornali vecchi, bottiglie vuote, confezioni di alimenti, pacchetti di sigarette, ecc.), che provoca compulsioni di accumulo e raccolta di questi oggetti.
- Disturbo ossessivo senza compulsioni: chi ne soffre è spaventato da pensieri o immagini relative a scene in cui la persona attua comportamenti indesiderati, privi di senso, sconvenienti o pericolosi. Le ossessioni pure possono essere a contenuto aggressivo, religioso, sociale o sessuale.

Sintomi (da DSM) ed effetti del disturbo
Secondo il DSM-IV-TR per poter diagnosticare il Disturbo Ossessivo-Compulsivo devono essere presenti comportamenti ossessivi o compulsivi.
Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti come intrusivi o inappropriati e tali da causare ansia o disagio marcati; non si tratta semplicemente di eccessive preoccupazioni per i problemi della vita reale.
La persona che soffre di tale disturbo tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni e riconosce che sono un prodotto della propria mente.
Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi (per es., lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente. Questo tipo di comportamenti o azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti che comunque non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.
In qualche momento nel corso del disturbo la persona riconosce che le ossessioni o le compulsioni sono eccessive o irragionevoli.
Inoltre queste manifestazioni causano disagio marcato, fanno consumare tempo o interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali usuali.

Quanto è comune il disturbo?
Il disturbo ossessivo colpisce circa il 2-2,5% della popolazione generale.

Quali sono le cause?
Possano concorrere all’aumento dei pensieri intrusivi indesiderati, quindi allo sviluppo di ossessioni e compulsioni, alcuni fattori individuali tra cui lo stress e l’umore disforico (uno stato misto di rabbia e tristezza). Si ipotizza, inoltre, che ci siano anche delle caratteristiche di personalità che possano predisporre allo sviluppo di pensieri intrusivi indesiderati tra cui l’alta sensibilità alla minaccia o al pericolo, l’alta frequenza di emozioni negative, la coscienziosità, l’elevato senso del dovere e di responsabilità, la rigidità morale e la timidezza.

Quali rischi, complicazioni e ripercussioni nelle relazioni interpersonali?
Chi soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo è spesso così stremato dai continui rituali legati alle ossessioni che cerca di evitare tutta una serie di situazioni che teme possano innescare questo tipo di pensieri. Gli evitamenti, nel lungo periodo, possono causare molte limitazioni nella vita affettiva, sociale e lavorativa.
Nei casi più gravi, le persone possono passare talmente tante ore al giorno a fare rituali per cui non riescono più a svolgere alcuna attività lavorativa o la realizzano in modo discontinuo. Altre volte, invece, debbono accontentarsi di mansioni a bassa responsabilità.
A causa della continua richiesta di rassicurazioni, questo disturbo si riflette negativamente anche sulla qualità e la durata delle relazioni di amicizia ed affettive.
La naturale tendenza di questo disturbo è la cronicizzazione; ne consegue che se non viene affrontato e trattato in modo adeguato, questo condizionare pesantemente la qualità della vita di chi ne soffre.

Quando chiedere aiuto?
E’ importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta quando ci si rende conto che i propri comportamenti o pensieri diventano difficilmente gestibili ed interferiscono sulla quotidianità.

Quale terapia?
Esistono diversi approcci di tipo psicologico al trattamento della depressione. Le terapie evidence based (basate sull’evidenza scientifica) e che prevedono specifici protocolli di trattamento per ogni disturbo clinico sono la Terapia Cognitivo Comportamentale (Emmelkamp e al. 1989; Foa et al. 1992), la terapia breve strategica (Nardone G., Watzlavick P., 2004). A seconda della gravità e dell’età della persona che vive il disturbo, questo trattamento può essere associato all’utilizzo di farmaci antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI).
In linea generale, la costruzione del piano terapeutico e l’intervento su questo tipo di disturbo, avviene, secondo l’approccio PIIEC, integrando metodi psicoterapeutici e tecniche tra loro compatibili ed evidence based, ottenendo così migliori risultati in termini di efficacia.
Già nel 1996 Kirsch ha presentato un quadro analitico dimostrando empiricamente che per esempio un trattamento particolare, combinato con l’ipnosi è clinicamente più significativo ed efficace.

Come prevenirlo?
Dal momento che il DOC se non curato tende alla cronicizzazione, è importante che venga riconosciuto alle prime manifestazioni per consentire un intervento il prima possibile precoce.