Disturbi dissociativi

I disturbi dissociativi

“Mi parve che la mente mi si dividesse
Come se il cervello in due si spaccasse
Provai a ricomporlo orlo a orlo
Ma non riuscivo, le parti, a collimare.
I pensieri cercai di collegare.
Quello passato a quello che seguiva
Ma la sequenza, in silenzio, come
Gomitoli, su di un pavimento, si aggrovigliava”

Emily Dickinson

 


Cosa sono e come si manifestano

I Disturbi Dissociativi sono caratterizzati dalla perdita, da parte di chi ne soffre, del senso di continuità dell’esperienza soggettiva: l’esperienza cosciente di se stessi è interrotta da ampi vuoti di memoria, da stati alterati di coscienza o da repentini cambiamenti nel comportamento, di cui il soggetto, a posteriori, ricorda poco o nulla.
La persona che soffre di questi disturbi ha l’impressione che il fondamentale senso di continuità e unità del sé sia minacciato, perduto o comunque alterato.
Essa può mantenere una chiara identità di sé e perdere la capacità di ricordare fatti importanti della propria vita, o, al contrario, può essere capace di utilizzare la propria memoria, ma non avere una chiara identità di sé. Può percepire uno stato di distacco dalla realtà, non riconoscersi più, sentirsi estranea a se stessa ed avere la sensazione che il proprio corpo sia qualcosa di staccato da sé. E ancora, una persona può dimenticare per un periodo di tempo la propria identità o arrivare ad averne più di una. Può anche accadere che si allontani dai luoghi dove abitualmente abita.
Le alterazioni possono essere transitorie o croniche, improvvise o graduali.
Questi disturbi si riscontrano frequentemente nel periodo successivo ad un trauma.

Sintomi (da DSM V) ed effetti del disturbo

Secondo il DSM V, i disturbi dissociativi sono caratterizzati da una mancanza di connessione e/o da una discontinuità nella normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emozione, percezione, rappresentazione del corpo, controllo motorio e comportamento. I sintomi dissociativi possono potenzialmente compromettere ogni area del funzionamento psicologico e sono vissuti come un’intrusione nella consapevolezza e nel comportamento, con perdita di continuità nell’esperienza soggettiva (sintomi positivi come la frammentazione dell’identità, depersonalizzazione e derealizzazione) e/o impossibilità di accedere alle informazioni o controllare le funzioni mentali che normalmente sono facilmente suscettibili di accesso o controllo (sintomi negativi come l’amnesia).
Il DSMV suddivide i Disturbi Dissociativi in:
1. Il Disturbo dissociativo dell’identità
2. L’Amnesia dissociativa
3. Il Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione
4. Il Disturbo dissociativo con altra specificazione

Il Disturbo dissociativo dell’identità

Il disturbo dissociativo dell’identità consiste nella disgregazione dell’identità caratterizzata da due o più stati di personalità distinti, che in alcune culture può essere descritta come un’esperienza di possessione. La disgregazione dell’identità che può essere manifesta o nascosta, comprende una marcata discontinuità del senso di sé e della consapevolezza delle proprie azioni, accompagnata da correlate alterazioni dell’affettività, del comportamento, della coscienza, della memoria, della percezione, della cognitività e/o del funzionamento senso-motorio. Tali sintomi o segnali possono essere osservati da altre persone o riferite dall’individuo.
Possono essere presenti ricorrenti vuoti nella rievocazione di eventi quotidiani o di importanti informazioni personali e/o eventi traumatici non riconducibili a normale dimenticanza.
Questi sintomi possono causare un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento in ambito sociale o lavorativo o in altre aree importanti.
Il disturbo non è una parte normale di una pratica culturale o religiosa largamente accettata ed i sintomi non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o ad un’altra condizione medica.

Quali sono le cause?

Il disturbo dissociativo dell’identità è associato ad una storia antecedente di trauma significativo e/o abusi fisici, emotivi e sessuali nell’infanzia per cui il bambino prima e l’adulto successivamente ha imparato a separarsi, a dissociarsi, da intere parti di sé per evitare il dolore emotivo.

L’Amnesia dissociativa

L’amnesia dissociativa consiste nell’incapacità di ricordare importanti informazioni della propria vita, solitamente di natura traumatica o stressogena, non riconducibili ad una normale dimenticanza.
Le persone che soffrono di questo disturbo presentano un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo e in altre aree di vita importanti.
Spesso l’amnesia dissociativa può accompagnarsi a fuga dissociativa che si manifesta con un allontanamento improvviso e inaspettato da casa o dal lavoro, durante il quale la persona non riesce a ricordare il proprio passato e mostra confusione circa la propria identità.

Quali sono le cause

L’amnesia dissociativa è spesso causata da esperienze traumatiche singole o ripetute ed è più probabile che si verifichi in presenza di un numero maggiore di avverse esperienze infantili, in particolare fisiche e/o di abuso sessuale; violenza interpersonale; una maggiore gravità, frequenza e violenza del trauma. La rimozione dalle circostanze traumatiche alla base dell’amnesia dissociativa può comportare un rapido ritorno di memoria. La perdita di memoria degli individui con fuga dissociativa può essere particolarmente refrattaria.

Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione

Chi soffre di questo disturbo presenta persistenti e ricorrenti esperienze di depersonalizzazione, derealizzazione o entrambe.
La depersonalizzazione è caratterizzata dall’esperienza di irrealtà, distacco, di essere un osservatore esterno rispetto ai propri pensieri, sentimenti, sensazioni corporee ed azioni.
La derealizzazione consiste in esperienze di irrealtà o distacco rispetto all’ambiente circostante.
Nel corso di questa esperienza l’esame di realtà rimane integro e i sintomi creano un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree di vita importanti.

Quali sono le cause

Il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione è causato da fattori temperamentali ed ambientali.
Per quanto riguarda i fattori temperamentali, gli individui che soffrono di questo tipo di disturbo sono caratterizzati da temperamento di evitamento del danno, difese immature quali l’idealizzazione/svalutazione, proiezione e passaggio all’atto che portano ad una negazione della realtà e ad un adattamento inadeguato.
Per quanto riguarda i fattori ambientali, esiste invece una chiara associazione tra il disturbo ed i traumi interpersonali nell’infanzia. In particolare vengono associati alla presenza di questo disturbo l’abuso emotivo e la trascuratezza emotiva. Possono esserci poi altri fattori stressanti come l’abuso fisico, essere testimoni di violenze domestiche, crescere insieme ad un genitore con una malattia mentale fortemente disabile, la morte inaspettata o il suicidio di un membro della famiglia o di un amico stretto. L’abuso sessuale può essere presente ma è un precedente meno comune.
I fattori precipitanti più comuni possono essere stress gravi (interpersonali, economici, lavorativi), depressione, ansia, ed uso di sostanze illegali.

Disturbo dissociativo con altra specificazione

Si tratta di manifestazioni i cui sintomi di un disturbo dissociativo non soddisfano pienamente i criteri per uno dei disturbi della classe diagnostica dei disturbi dissociativi.
Esempi di manifestazioni che possono essere definite “con altra specificazione” comprendono:
1. Sindromi croniche e ricorrenti di sintomi dissociativi misti
2. Disturbo dell’identità dovuto a persuasione coercitiva prolungata ed intensa
3. Reazioni dissociative acute reattive ad eventi stressanti
4. Trance dissociativa

Quanto sono comuni i disturbi dissociativi?

Persone di tutte le età, razza, etnia e classe socio-economica possono sperimentare un Disturbo Dissociativo. Si stima che la diffusione di questo tipo di disturbo vada dal 5 al 10% su tutta la popolazione.

Quali rischi, complicazioni e ripercussioni nelle relazioni interpersonali?

I Disturbi dissociativi causano disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altri settori importanti del funzionamento a causa di difficoltà nelle relazioni interpersonali, di una deficitaria capacità di regolare le emozioni in caso di stress e di uno sviluppo difettoso e carente dell’esercizio della mentalizzazione. Questi aspetti possono essere rilevati dall’individuo stesso o osservati da altre persone.
In particolare per quanto riguarda il disturbo dissociativo dell’identità, il disagio deriva dal fatto che la persona passa da un’identità all’altra senza averne consapevolezza e senza ricordare quello che ha fatto nei diversi stati. Le identità alternative spesso sono numerose, bizzarre o poco adatte al contesto di vita della persona.
La depersonalizzazione e la derealizzazione rendono gli individui incapaci di sentirsi e percepirsi connessi in modo adeguato al presente e ciò preclude quindi la possibilità di interazioni soddisfacenti con gli altri e il mondo circostante.
Nell’amnesia dissociativa il disagio nella persona si presenta nel momento in cui si accorge di non ricordare informazioni importanti che gli altri sembrano ricordare.

Quando chiedere aiuto?

E’ consigliabile che una persona chieda aiuto quando si rende conto che ci sono alterazioni nel senso di continuità di sé, nella percezione di sé, fenomeni di estraneità o derealizzazione, lacune di memoria importanti o quando chi sta accanto segnala la presenza di alcune manifestazioni comportamentali di cui non la persona non è consapevole.

Quale terapia?

La farmacoterapia non rappresenta un trattamento di elezione in quanto non sono disponibili farmaci in grado di agire elettivamente sui sintomi dissociativi. Il ricorso alla terapia farmacologica è utile per ridurre la sintomatologia ansioso-depressiva, l’irritabilità, l’impulsività, l’insonnia, con il fine di raggiungere una stabilizzazione emotiva. Tra i più utilizzati: farmaci antidepressivi SSRI, gli ansiolitici, i neurolettici o i farmaci antipsicotici.
Per i Disturbi Dissociativi è utile la psicoterapia che porti l’attenzione sugli aspetti cognitivi, emotivi e somatici legati al trauma.
Le terapie evidence based (basate sull’evidenza scientifica) che prevedono specifici protocolli di trattamento per ogni disturbo clinico sono le seguenti: la Terapia Dialettico-comportamentale, (Linehan, 1993), l’EMDR (Knipe 2005, Parnell 2006, Mosquera 2015), la psicoterapia Senso-motoria (Ogden et al., 2006), la terapia a più fasi della Dissociazione Strutturale (Van der Hart et al., 2011), la Mindfulness (Lanius 2015) e la Terapia Cognitivo-Comportamentale (Fassone 2003).
Nel modello PIIEC la costruzione del piano terapeutico e l’intervento su questo tipo di disturbo avviene integrando l’approccio EMDR con metodi psicoterapeutici e le tecniche evidence based compatibili per ogni caso specifico con relativo aumento di efficacia. Già Kirsch nel 1996 dimostrò empiricamente che un trattamento particolare combinato con l’ipnosi è clinicamente più significativo ed efficace rispetto ad utilizzare un solo trattamento.

Come prevenirli?

Dal momento che all’origine dei disturbi dissociativi molto spesso vi sono situazioni di traumi fisici o emotivi legati all’infanzia, un’attenzione particolare andrebbe rivolta a promuovere una buona qualità della relazione genitori-figli per favorire la creazione di legami affettivi sani e in grado di promuovere la salute mentale nel bambino, futuro adulto di domani.