EMDR e Disturbo di Panico. Dalle teorie integrate al modello di intervento nella pratica.

Tra i disturbi d’ansia, il disturbo di panico (DP) è quello maggiormente diffuso nella nostra società, sia a livello epidemiologico, sia nel dialogo comune. Il panico e i suoi sintomi sono spesso invalidanti per chi li vive, possono portare a problemi lavorativi, relazionali e fisici. Sperimentare un attacco di panico può essere di per sé considerata come un’esperienza traumatica (Faretta, 2001, 2018). L’autrice del libro parte da questa considerazione per illustrare i vantaggi e l’efficacia del metodo EMDR nel trattamento di questa psicopatologia, definendolo come “un approccio ben integrabile in diversi modelli teorici di intervento per il disturbo di panico”. Ciò che il soggetto percepisce durante una crisi di panico è “una forte paura, incontrollabile, che lascia la persona inerme”, una sensazione seguita dalla percezione di perdere il controllo o di stare per morire. Questa sintomatologia diventa un evento di per sé stressante e traumatico nella propria storia di vita; diviene fondamentale, pertanto, rielaborare i ricordi legati al panico per un corretto approccio a questa psicopatologia (Faretta, 2018).

Prima parte: dalla definizione all’eziologia del Disturbo di Panico

Il libro EMDR e Disturbo di Panico si divide in due parti. La prima parte, più teorica, permette di esplorare il disturbo di panico e la sua definizione che si è modificata nel tempo, fino ad arrivare alle categoria diagnostica inserita nel 2013 nel DSM 5.

Uno sguardo viene rivolto anche all’eziologia del panico, con particolare attenzione alla teoria Polivagale di Porges, alle neuroscienze di Panksepp fino alla teoria dell’attaccamento di Bowlby. Questo sguardo al panorama scientifico culmina con la più recente teoria dell’Adaptive Information Processing (AIP), base fondamentale del metodo EMDR. Secondo questo modello le Esperienze Sfavorevoli Infantili (ACEs) e i traumi successivi che non vengono adeguatamente elaborati predispongono il soggetto a una vulnerabilità alle esperienze stressanti, danneggiando le strategie di coping. Goldestein (1995) fu il primo ad affermare che i pazienti affetti da Disturbo di Panico sviluppano una difesa dissociativa; l’attacco di panico diviene così un elemento importante della storia di vita del paziente da trattare come evento traumatico di per sé.

Da qui si riprende il concetto chiave del libro, ovvero che l’EMDR nel disturbo di panico può essere utile per elaborare il ricordo degli attacchi di panico (il primo, il peggiore, l’ultimo); elaborare le situazioni scatenanti legate al panico nel presente e sostenere e rafforzare una prospettiva futura adattiva per affrontare situazioni legate ai sintomi (Faretta, 2012). Inoltre, diviene fondamentale per il terapeuta prestare attenzione alla storia di attaccamento e alle esperienze infantili precoci stressanti da elaborare con EMDR, poiché l’insorgenza del Disturbo da Attacchi di Panico è correlata alla riattivazione di esperienze traumatiche precedenti, comprese separazione, lutto, malattia o un periodo di stress prolungato.

La prima parte del libro termina con un’analisi della letteratura sul Disturbo di Panico e il trattamento EMDR, evidenziando come una buona concettualizzazione del caso, in accordo con il modello AIP, possa portare, in un numero di sedute compreso tra 12 e 19, una remissione totale o parziale della sintomatologia riportata dal paziente.

Seconda parte: dalla teoria alla pratica, il trattamento EMDR individuale e di gruppo nel DP

La seconda parte, più pratica, illustra i fattori terapeutici, specifici e aspecifici, del trattamento, passando dall’importanza dell’alleanza terapeutica alla “dual attention”. Vengono spiegate nel dettaglio le fasi del protocollo EMDR nel Disturbo di Panico e i cambiamenti effettuati nelle 8 fasi del protocollo standard per arrivare a trattare il disturbo nella sua totalità. Il protocollo modificato comprende:

a) una psicoeducazione sul panico e sulle modalità utilizzate con l’EMDR, con successiva scelta della stimolazione bilaterale (movimenti oculari o altre forme di stimolazione) più adatta alla persona attraverso l’esercizio del Posto al Sicuro;
b) definizione dei target da utilizzare (il primo attacco di panico, il peggiore per il paziente, l’ultimo attacco di panico);
c) scelta dell’immagine più disturbante per ogni target, associata alla cognizione negativa, individuazione della cognizione positiva, individuazione dell’emozioneassociata all’immagine peggiore del target e infine collocazione del disagio nel corpo;
d) individuazione ed elaborazione dei ricordi traumatici legati alla storia personale del paziente;
e) lavoro sul presente con relativa rielaborazione dei fattori scatenanti;
f) lavoro di rafforzamento di azioni positive nel futuro.

Il libro diventa così una vera e propria guida per il terapeuta, attraverso la spiegazione, passo dopo passo, di ogni fase del protocollo e degli accorgimenti che possono essere spesi nella pratica clinica. Dall’installazione delle risorse, al “Posto al sicuro”, sino alla chiusura e conclusione del protocollo.

Il quinto capitolo, dedicato alla descrizione di un caso clinico di disturbo di panico trattato con EMDR, aiuta il lettore a comprendere meglio le varie fasi del trattamento.

L’attenzione del lettore viene infine catturata dall’ultimo capitolo: il protocollo EMDR di gruppo per il disturbo di panico. Qui vengono mostrati i principali sviluppi dell’approccio EMDR applicato al gruppo e alle ricerche svolte negli ultimi 15 anni, sia in ambito clinico che emergenziale. Viene spiegato il protocollo di gruppo modificato per i pazienti che soffrono di DP; anche questo presenta delle modifiche al protocollo standard che vengono applicate in rapporto alla specificità del quadro psicopatologico. Rispetto al protocollo EMDR individuale viene data particolare importanza a:

  • concettualizzazione del caso;
  • interventi psico-educativi;
  • individuazione delle risorse interne al lavoro di preparazione con tecniche specifiche;
  • storia di attaccamento del paziente;
  • intervento con EMDR-Drawing Integration, cioè, l’elaborazione del target utilizzando il disegno e la stimolazione bilaterale.

Il gruppo viene visto come una risorsa in ambito terapeutico, non solo nell’applicazione del metodo EMDR, ma anche per la creazione della condivisione di vissuti ed esperienze con altre persone che vivono la stessa difficile condizione di vita.

Il libro si chiude con un’appendice che offre ai terapeuti una rassegna di alcuni strumenti fondamentali nel trattamento di pazienti con DP, quali ad esempio il questionario per la concettualizzazione del caso, le tecniche di stabilizzazione, i suggerimenti specifici di psicoeducazione al paziente.