La Distensione Immaginativa

Si tratta di quella specifica tecnica di rilassamento strutturato, utilizzabile in condizioni diverse, in funzione delle indicazioni emerse e delle finalità perseguite.

Tale tecnica essendo basata: da un lato, sulla la possibilità per il soggetto di imparare a detendere (dapprima con la guida di un operatore, poi in maniera autonoma) la muscolatura corporea, ed apprendendo a riconoscere e distinguere le possibili e involontarie contrazioni muscolari in parti del corpo differenti ( differenza del gradiente di tensione tra il “fare” e il “non fare”).
Dall’altro il possesso di uno strumento idoneo (la modificazione dello stato di coscienza) per stimolare la produzione immaginativa del soggetto, partendo da particolari condizioni del corpo nel contesto di una relazione con finalità terapeutica.
Questo con la finalità di realizzare un accesso a modalità espressive di tipo analogico simbolico che vanno al di la dei contenuti ottenibili da una pratica terapeutica di tipo esclusivamente verbale.

Si tratta di una tecnica che si è andata e si va costantemente perfezionando nei suoi aspetti, sulla base delle esperienze cliniche e della elaborazione teorica che ha comportato anche una parziale modificazione dei suoi momenti o fasi ognuna delle quali ha una specifica funzione nell’ambito della PIIEC
Tali fasi sono:

Esterno – Interno – Ricalco (E.I.R.)
Questa fase, permette di dare inizio ad una progressiva modificazione dell’orientamento mentale
che viene spostato dalla percezione della realtà esterna (ambiente) verso una sempre maggiore
focalizzazione verso l’interno (stanza di consultazione, voce dell’operatore e, soprattutto varie
sensazioni corporee proprie)

Contrazione / Distensione agita (C/Da)
Permette di apprendere la differenza tra il fare e non fare a livello muscolare (rilassamento) a cui
corrisponde una dinamica di “attività – passività” a livello psicologico con correlate modificazioni
dello stato di coscienza in cui un progressivo passaggio dal corpo “reale” a quello “fantasmatico”
viene reso possibile tramite l’alternanza attività – passività (agita nella realtà del fare – non fare), che porta alla attivazione della funzione trofotropica e della modificazione degli stati di coscienza, quale preludio-preparazione alla fase successiva

Contrazione / Distensione Immaginata (C/Di)
In questa fase il soggetto, in condizioni modificate dello stato di coscienza, tecnicamente indotte
(condizione di rilassamento ottenuto nella fase precedente C/Da), rievoca mentalmente, senza
compierli, i movimenti eseguiti nella fase precedente
In tal modo il soggetto si allena ad immaginare in maniera focalizzata, individuando la modalità
immaginativa privilegiata (visiva o sensoriale – cinestesica), della quale terrà conto l’operatore
nella applicazione della tecnica.
Da questo momento, la “fantasmatizzazione” del corpo inizia a strutturarsi tramite il ricorso ad “immagini evocate” aprendosi a modalità rappresentative molteplici, utilizzando canali sensoriali diversi:
quello “visivo” (con diverse prospettive di osservazione e di collocazione temporale del corpo: visto dall’alto, di lato, dall’esterno, vestito, spogliato, attuale o di periodi ed età differenti);
quello “tatto – cinestesico (collocato nella realtà del presente),
che anticipano l’esperienza della fase successiva

Inventario Corporeo (I.C.)
In questa fase vengono nominate varie parti del corpo a partire dai piedi sino alla bocca e a “l’interno sempre più interno” (con voluta ambiguità della formulazione) tramite una parcellizzazione ed una successiva unificazione nominativa del corpo.
La particolare modalità con cui vengono nominate le parti del corpo accentua e perfeziona l’esperienza trasformativa verso la “percezione fantasmatica” dello stesso.
A partire dalle parti nominate del corpo reale, si manifesta, a livello immaginativo e quale risposta al loro essere nominate verbalmente, una produzione immaginativa personale del soggetto in causa.
Le valenze simboliche individuali di tali immagini, entrano in un rapporto dinamico con le valenze simboliche che sono considerate essere proprie delle parti corporee nominate e correlate alla loro funzione fisiologica..
Nella pratica terapeutica, la focalizzazione ripetuta del lavoro immaginativo sulla fase dell’ Inventario Corporeo offre la possibilità: attraverso l’attivazione di una “produzione immaginativa” autonoma, di stimolare delle rappresentazioni mentali correlate a “memorie affettive implicite” che possono fornire gli elementi idonei per un possibile accesso all’ “inconscio primario non rimosso”
Le verbalizzazioni del paziente (raccolte in un “testo” e registrate secondo le modalità indicate nelle specifiche schede) forniscono del materiale che, decodificabile a diversi livelli tramite scambi verbali e non verbali, può aiutare a cogliere il senso della sintomatologia e delle problematiche sulle quale confrontarsi ed intervenire

Tecnica Breve (T.B.)
Questa fase ha la specifica finalità di favorire l’attivazione della produzione immaginativa individuale a partire dal corpo (soggetto disteso) in relazione con il terapeuta (figura transferale) per avviare un progressivo processo di “simbolizzazione” utilizzabile con finalità terapeutiche.

Deep Mind (D.M.)
E’ la fase che, a patirtire dalla modalità della Tecnica Breve viene utilizzata per costruire percorsi immaginativi variamente strutturati in funzione delle diverse e specifiche condizioni di patologia e di disagio relazionale accusato.