Il modello PIIEC

È espressa attraverso l’acronimo P.I.I.E.C. “Psicoterapia Immaginativa Integrata ad Espressione Corporea”, che sta ad indicare una modalità di lavoro psicoterapeutico, ad impostazione psicosomatica, caratterizzato dall’integrazione tra modalità tecniche diverse, scientificamente provate, tra loro compatibili.
Questa integrazione consente di superare la possibile inefficacia conseguente l’impiego di una singola tecnica  in specifici casi clinici e ha costituito e continua ad essere rappresentata dalla costante  ricerca da parte di autori e scuole diverse.

Questa modalità terapeutica si è venuta strutturando a partire dall’attività clinica svolta in ambito psicosomatico in cui, il diretto coinvolgimento del corpo sintomatico non offre significative possibilità di successo né con una terapia puramente verbale, quale la psicoanalisi e tecniche derivate, né solo con tecniche esclusivamente a focalizzazione corporea (vari tipi di rilassamento).

La P.I.I.E.C. collocandosi in questo ambito di ricerca e di pratica applicativa, non è focalizzata esclusivamente su forme specifiche della patologia psicosomatica, ma estende l’ambito dei propri interventi anche ad altre situazioni di sofferenza/disagio personale, a forme patologiche propriamente dette, alla ricerca di condizioni di ben essere personale, attraverso precisi piani terapeutici che integrano tecniche molteplici e tra loro compatibili.

La costruzione del piano terapeutico di intervento è personalizzata e avviene integrando sia tecniche che sono sorte e si sono sviluppate nel tempo, sia seguendo modelli teorici, diversi e molteplici, applicando, per ognuno di essi, le linee guida relative scientificamente provate.

Su queste basi, a partire dai sintomi presentati e/o dalle problematiche vissute dal paziente, in un’ottica di passato-presente-futuro, agisce sinergicamente, sia sul versante psicologico/relazionale, sia su quello neuro-funzionale.

Il focus del lavoro può anche essere mirato alla scoperta e individuazione delle potenzialità o risorse non conosciute, non utilizzate o bloccate del paziente.

In entrambi i casi, l’obiettivo finale è il ben essere della persona.